Politica
Egregio Signor Direttore,
l’esperienza di questa pandemia da Covid19 rappresenta un mutamento profondo del nostro vivere.
Direi che il passaggio dalla biopolitica alla necropolitica è un dato di fatto. Il corpo, il nostro corpo, non esiste se non in una serie complessa di sistemi che lo governano: la sanità, il sapere scientifico nelle sue varie articolazioni, lo sport, la moda, l’industria alimentare..., ovviamente lo Stato senza la cui identificazione, che ci serve per fare qualunque cosa, non neanche potremmo vivere... per farla breve esiste un interazione nella produzione politica del corpo sanitario. Il nostro corpo, insomma, non è più affatto affar nostro. Resta nella misura in cui ci viene riconosciuto dagli altri a cominciare dai genitori, dagli amanti, dagli amici... Perciò l’individualismo cui il nostro tipo di cultura ci ha abituato è il frutto avvelenato di un impoverimento radicale della capacità di fare esperienza del nostro corpo.
La così ambita "speranza di vita" è connessa all’azione ormai sistematica del sistema sanitari e di conseguenza ad un processo radicale di dipendenza da farmaci. L’aumento della durata media della vita non è dovuto a un miglioramento della condizione corporea, ma al continuo rapporto con il sistema sanitario ampiamente privatizzato. La salute diventa in grande affare economico con i guadagni astronomici delle case farmaceutiche. Paradossalmente, quindi, l’individuo perde di ogni suo significato.
Prende il posto l’individualismo che di fatto è una conseguenza sistemica di ciò che sta accadendo. Il corpo viene costantemente sottoposto in molteplici sistemi di controllo, anche in apparente contraddizione fra loro, come le industrie alimentari e la sanità. Molto spesso se ci si ammala è perché mangiamo alimenti non sani, c’è però l’industria farmaceutica che ci guadagna e il sistema sanitario privato...prevale pertanto l’angoscia, normalmente ridotta semplice paura, per la morte. È questo il caso oggi con la sindemia da Covid19. Il Comitato di salute pubblica ha di fatto preso il posto dello Stato. Il virus costituisce l’occasione per una azione governativa di una vasta proporzione al conformismo. L’insieme di problemi di salute, ambientali, sociali ed economici sono ormai riconducibili al Covid. La peculiarità del Covid ha favorito prepotentemente tale processo con effetti paradossalmente analoghi a una condizione di guerra: si deve obbedire a decreti- legge mettendo da parte ogni capacità di critica. Da un attenta lettura ultima le tracce di questa condizione hanno assunto carattere diversificato tra i vari paesi.
L Italia è fra gli Stati più colpiti da questo processo di crisi profonda diventando così un eccezionale paravento per ovviare al costante peggioramento delle condizioni di vita esemplificate dall’aumento spaventoso delle morti sul lavoro o per problemi oncologici e non ultimo al processo strutturale e gestionale ospedaliero. L’angoscia e la paura per la morte non possono essere affrontate in una società in cui, la stessa paura per la morte ha accentuato l’individualismo in maniera estrema anche tra gli affetti più cari. Ognuno sembra chiuso nella prigione delle proprie paure. Per elaborare tale angoscia è necessaria una cognizione di una dimensione collettiva, in cui ciascuno si senta parte di un tutto e il morente sappia che, andandosene, lascia la parte migliore di se stesso a chi vien dopo di lui. In tal modo la morte può acquistare senso.