Politica

I sessantottini e gli attuali movimenti giovanili



L’attuale situazione delle nuove generazioni mi ricorda tanto il movimento sessantottini .. allora si voleva dare un’identità collettiva trasgressiva e conflittuale.. 


nasceva la cultura “beat”, un insieme di mode che volevano segnare discontinuità rispetto al passato, quindi trasgressive... in campo musicale ricordo con nostalgia i numerosi complessi, ma anche locali come il famoso Piper e trasmissioni come Bandiera gialla che veicolavano musica alternativa (oggi si parla il riferimento è al gruppo Maneskin) ..

allora come look ricordo i capelli lunghi, i jeans e le minigonne.. ( all’oggi si parla di TikToker come Julia Elle, Amelie Coleman e Miss Lady Gleep che, nei loro video ironici, hanno fatto a pezzi skinny jeans e ciuffo, ritenuti inguardabili e passati) queste mode voglion ancor oggi trasmettere nuovi messaggi .. rifiutare il passato, l’autoritarismo e il perbenismo del mondo degli adulti, cercare relazioni più vere e profonde nel gruppo di coetanei, sostenere la creatività e lottare per la pace ..

il bisogno di vivere insieme e il più possibile fuori dal mondo famigliare con la nascita di numerose associazioni all’interno delle scuole superiori e delle università, allora fiorirono i giornalini d’istituto con cui si volevano diffondere le proprie idee su temi d’attualità, come l’allora guerra in Vietnam, l’apartheid in Sud Africa.. l’educazione sessuale...

rammento il giornalino “La Zanzara” di un liceo di Milano, che nel febbraio del 1966 pubblicò un’inchiesta dal titolo: Che cosa pensano le ragazze d’oggi? ..

il preside e la tipografia furono incriminati per pubblicazione di stampa oscena... ( oggi si parla con i social ) ... l’allora cultura “beat” era basata sul rifiuto del perbenismo, sulla critica costruttiva alla famiglia, sulla rivolta all’autoritarismo, sul desiderio di nuove forme di socializzazione.. allora il movimento rappresentò l’incontro di giovani con la politica, una politica assunta come valore in sé, per il quale spendersi e vivere nel quotidiano .... significò, come anche oggi, anche condanna alle guerre ..

alla lotta per i diritti delle minoranze e soprattutto contro il conformismo per una società sicuramente più laica e antiautoritaria.. rammento che nel decennio successivo ( mi riferisco agli anni settanta) il conflitto generazionale si legò a quello sociale inaspritosi a causa della situazione socio-economica italiana, complicata dalla crisi finanziaria e da quella petrolifera .. la disoccupazione giovanile triplicò rispetto a quella del decennio precedente e questo fomentava la conflittualità sociale, di cui i partiti non seppero farsi interpreti... la conflittualità sociale e il sistema politico incapace di rinnovamento costituirono terreno fertile per il terrorismo con gli “anni di piombo” e caratterizzato dalla contestazione al sistema dei partiti e dei sindacati...i protagonisti?


Eran per lo più giovani disoccupati provenienti dalle periferie degradate dei centri urbani .. Il movimento sancì definitivamente la fine del tempo dell’utopia, dell’idea che il futuro potesse essere cambiato collettivamente... non vorrei essere pessimista ma ravvedo molte similitudini .. dalla crisi del modello di “militanza politica”, all’idea di un impegno collettivo per cambiare la società e ad un mutamento delle forme di partecipazione politica giovanile per il riconoscimento delle esigenze e delle aspirazioni femminili.. in particolare il riconoscimento di un’uguaglianza giuridica tra uomini e donne e il superamento di una mentalità retrograda che allora come oggi ricorre come una visione del ruolo femminile nella società non più accettabile dalle nuove generazioni di ragazze..


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