Politica

DDL ZAN e le criticità



Egregio signor direttore non posso restare indifferente al dibattito sul disegno di legge: "Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere e sulla disabilità". 


Con favore ho accolto la riforma nell’istruzione scolastica con la quale viene ripristinata la materia di Educazione civica. Per me una proposta di legge non è semplice ripetizione di norme già definite dagli ordinamenti dello Stato, ma dovrebbe essere una novità che tiene comunque presenti più fattori in gioco, dovendo interessare l’intera comunità o collettività. Abbiamo già un sistema legislativo che punisce ogni forma di violenza e tutela qualsiasi cittadino.

Alla base dalla nostra cultura occidentale, esiste il concetto di "persona" (che esprime la singolarità di ogni individuo), concetto assoluto ed imprescindibile, che non dipende dall'appartenenza ad un gruppo né è legato ad una specificità di qualsiasi genere.

Credo nell infondere a trovare la propria strada, il proprio interesse, la propria motivazione, dove la libertà si coniuga con la responsabilità, di fronte alla propria vita ed alla propria comunità. Nel mio vissuto lavorativo e di appartenenza al volontariato, di ben oltre 43 anni, mi sono accorto di quanto deleteri fossero interventi e proposte calati dall'alto, che non tenevano conto del delicato percorso riguardo le nuove generazioni.

Queste imposizioni, purtroppo frequenti nella scuola e non solo, derivanti da mode, da ideologie o dalle idee di ben pensanti luminari di turno, rischiano di compromettere lo sviluppo armonico della persona, che ha bisogno del suo significato e del suo tempo per crescere. Un noto illustre teologo sosteneva che «Non esiste niente di più incomprensibile della risposta a una domanda che non si pone".

Le leggi hanno il dovere di favorire il consolidarsi di un contesto sano, dove le relazioni non siano condizionate da ideologie e da elementi divisivi. Questo ddl, al contrario, introduce una forma di violenza nelle aule scolastiche imponendo iniziative ed obblighi.

È difficile rintracciare, in questa proposta, criteri di ragionevolezza, di logica, di ampiezza culturale; c'è solo la volontà di tacitare qualsiasi altra posizione educativa.


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