Politica

Alla ricerca di un nuovo pensiero filologico



Nella mia modesta sapienza gli intellettuali oggi, soprattutto nell’epoca attuale, non riescono più ad esprimere o a produrre una controcultura cioè ad aprire varchi per la riflessione e la critica se non per pochi eletti. Davvero preoccupante questo scenario. 


Uno scenario che segna in modo evidente decadenza e apatia al consesso di chi nell’intelletto si esercita lavorativamente parlando. All’attuale sistema collettivo ed in mancanza di riferimenti ormai storici e che non si confà con l attuale fase ipermediale si necessita un pensiero filosofico capace di scompaginare, a tutti i livelli, i prepotenti disegni uniformanti, lottando contro ogni dogmatico dottrinamento globalista che si trincera nel fantomatico europeismo.

I talk show di luminari esperti succedutosi nel mainstream televisivo ed in questi periodi di emergenza hanno preso il post, in modo inopportuno, di politici illustri, a prescindere dal colore partitico quali Almirante, Berlinguer, De Gasperi (senza far torto ad altri ) e le cui peculiarità trovano spazio in quell’alternarsi nevrotico tra impegno e abbandono, tra delirio di onnipotenza e senso di un’estrema debolezza, tra deformazioni teoriche e cambi improvvisi di rotta. Il compianto caro Pier Paolo Pasolini mi porta all’amara constatazione che in Italia è inconciliabile il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica.

Certamente il pensiero di quei pochi eletti dissidenti che ormai rappresentano in modo provocatorio sfide concettuali rischiano di essere sterili e poco produttive se evocate in esclusive cerchie accademiche. Varrebbe davvero la pena privilegiare un obiettivo più modesto magari volgendo lo sguardo in ipotetiche figure che possano orientare l’azione con il pensiero.

Proprio questo è il punto problematico, il vero rebus di questa mia riflessione. Che possa amalgamare e selezionare autori e materiali con intelligenza critica e capacità filologica che rifugga di questo tempo di difficile interpretazione, oserei definire sfuggente, che ha desertificato la politica e inaridito il lavoro creativo. Chissà che non convenga riattraversare l’aridità di questo sistema per rimettere in moto il pensiero.


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