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Cambiamento climatico e l’assenza di finanziamento al piano strategico esistente




Le temperature record e le frequenti ondate di calore ci spingono verso uno scenario di "nuova normalità climatica". Nel Mediterraneo, considerato un hot spot del riscaldamento globale, gli eventi estremi estivi aumentano in frequenza, intensità e durata, mettendo a rischio ecosistemi, risorse idriche, attività produttive e salute pubblica.




Le città si adatteranno, l'agricoltura si adatterà, le persone si adatteranno. A quale forma di adattamento si fa riferimento? In realtà con misure di difesa, compensazione o mitigazione degli effetti. Ci si riferisce all’adattamento tecnologico (condizionamento, edifici più freschi); adattamento urbanistico (verde urbano, città resilienti); adattamento comportamentale (orari di lavoro, abitudini); adattamento sanitario (sistemi di allerta per ondate di calore). I climatizzatori rappresentano l'esempio più evidente di fiducia tecnologica. Indubbiamente sono indispensabili e salvano soprattutto anziani e persone fragili. Ovviamente non è in discussione la loro utilità. Tuttavia il loro utilizzo non rende il nostro corpo più resistente alle alte temperature e, per contro, riduce artificialmente l'esposizione al calore grazie a un crescente consumo di energia. A livello globale, il raffrescamento degli edifici assorbe in buona parte l'elettricità consumata e destinata ad aumentare nei prossimi anni. Lo stesso vale per gli asfalti chiari, le pavimentazioni drenanti, i tetti riflettenti, le alberature, i parchi urbani e i corridoi verdi, tutti interventi importanti, spesso urgenti, che possono ridurre la temperatura locale, anche di alcuni gradi, e migliorare significativamente la qualità della vita. L’esodo estivo dalle città verso aree collinari e montane rappresenta una strategia di protezione ma non risolutiva. Chi può permetterselo sono coloro che dispongono di risorse economiche mentre restano nelle città più calde gli anziani soli, chi soffre di malattie croniche, chi vive in abitazioni inadeguate, chi lavora all'aperto e chi non ha altre alternative. Secondo i dati più recenti il continente europeo è oggi quello che si surriscalda rapidamente. I dati sanitari confermano che il problema è grave e attuale. Si tratta di numeri impressionanti, che continuano a colpire in modo sproporzionato anziani, persone affette da patologie croniche e soggetti socialmente e ambientalmente vulnerabili. Da informazioni assunte sul web l’Italia si sarebbe dotata nel dicembre 2023 del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC). Il Piano contiene centinaia di misure ma non dispone di un finanziamento specifico in grado di sostenerne l'attuazione. Senza investimenti adeguati, il rischio è che resti solo sulla carta. Pur delineando un quadro strategico nazionale, il Piano trasferisce gran parte delle responsabilità operative alle amministrazioni regionali e locali. Tutte iniziative utili, ma molto spesso prive della capacità di incidere rapidamente sulla vulnerabilità concreta dei territori. Mentre aumentano le alluvioni, le siccità e le ondate di calore, continuano a mancare gli interventi strutturali necessari per mettere in sicurezza città, infrastrutture e popolazioni. Il rischio è che il termine "adattamento" finisca per alimentare un'idea strettamente correlata con posizioni di negazionismo climatico. Il riscaldamento globale corre con la stessa velocità della rivoluzione industriale. Concludo asserendo che il tempo biologico e il tempo climatico operano su scale temporali profondamente differenti. La vita evolve e si adatta nel giro di generazioni e secoli, mentre il cambiamento climatico si muove oggi a una velocità che rischia di superare la capacità di adattamento. Siamo troppo impegnati a occuparci di ordine pubblico e di difesa dai futuri attacchi militari da altri Paesi per riuscire a trovare il tempo di occuparcene.

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